ERIKA, TRA POCO DI NUOVO IN LIBERTA'

Pubblicato il da psicologamilano

Erika aveva 17 anni quando ha varcato la soglia del carcere. Era il 14 dicembre 2001 quando il Tribunale per i Minori di Torino condannò con rito abbreviato Erika e il suo complice, l’allora fidanzato Omar. Condannata per il peggiore dei delitti: aver strappato la vita a sua madre Susy e al fratellino Gianluca, di appena 11 anni, pugnalandoli con ben 97 coltellate. La sentenza venne confermata sia in Corte d’Appello che in Cassazione.

Omar fu condannato a 14 anni, ma è stato scarcerato nel marzo 2010. Erika, invece, è stata condannata a 16 anni ma, grazie ai “bonus” per buona condotta, ogni anno le sono stati scontati 90 giorni di carcere.  Da qualche mese è stata trasferita in una comunità di recupero, ove rimarrà fino a Natale, quando sarà una donna libera.

Oggi Erika ha 27 anni, sembra una ragazza come tante, con i suoi sogni e le sue speranze. Oggi Erika è una donna, diversa da quella diciassettenne che, a sangue freddo, ha ammazzato brutalmente sua madre e suo fratello; grazie alle sedute di psicoterapia a cui è stata sottoposta durante la detenzione, ma grazie anche agli interessi che ha coltivato in questi anni. Ama la poesia, la musica, e si diletta a scrivere favole per la figlia di un’amica carcerata. Si è laureata in filosofia e lavora in una cooperativa.

Secondo alcune testimonianze riportate dai quotidiani, Erika è giunta ad una reinterpretazione di quella sera, che, forse, le permette di alleviare un senso di colpa altrimenti insostenibile. Afferma che è stato Omar a fare tutto, e che lei, sotto effetto di cocaina, non sia stata in grado di impedirlo. E che, ad oggi, il solo pensiero è, per lei, una pugnalata al cuore.

Riporto una sua dichiarazione: “Mia mamma mi manca da morire. Vorrei tanto che fosse qui con me. Io sono spaventata. Ho perso mia mamma e mio fratello, ancora non riesco ad accettare che non ci siano più”. Quasi come se fosse lei la vittima, quasi come se non fosse stata lei ad averli uccisi. Rimozione? Verità? Follia?

Erika ha sognato spesso sua madre in carcere. Incubi che non la facevano dormire e che la tormentavano per giorni. E soffre di intensi attacchi di ansia, di cui non ha mai parlato al padre, per non farlo preoccupare.

Un padre che, nonostante tutto, è sempre stato presente. Non l’ha mai lasciata sola. Un padre sempre pronto ad aiutarla e sempre puntuale alle visite settimanali, che festeggiava il compleanno con lei e le ha sempre voluto bene.

Erika dichiara di essere emozionata all’idea di tornare libera, e sogna il suo futuro. Un futuro in cui vorrebbe prendere la patente, comprarsi una casa, e fare una famiglia. Prova ansia per il domani, perché non sa cosa l’aspetta, ma, soprattutto, dichiara di essere terrorizzata all’idea di andare dalla madre, affermando che solo da lì, dal punto in cui si è fermata 10 anni fa, potrà ripartire.

E’ difficile accettare tutto questo. Il pensiero comune della nostra società non ha mai ritenuto giusto che Erika godesse di permessi, che ottenesse bonus e sconti di pena per la buona condotta, e non ritiene giusto, in nome della memoria della madre e del piccolo Gianluca, che lei, a breve, sarà una donna libera. Chi toglie la vita non ha diritto alla vita. Questo è il pensiero comune. Per la gente, avrebbero dovuto chiuderla in carcere e buttare via la chiave.

Il pensiero è assolutamente giustificato: come è possibile accettare che quella matricida torni a sorridere, a scherzare, a vivere?

Eppure, il padre ci è riuscito. Lui, a cui Erika ha tolto la moglie ed il figlio, avrebbe avuto tutto il diritto di lasciarla al suo destino, e di non volerla più nella sua vita. Ma non l’ha fatto. Le è stato accanto, sempre. E le ha sempre voluto bene. E’ riuscito ad andare oltre, a perdonare. Perdonare una figlia che, in un momento di follia, ha commesso questo terribile delitto.

Ed è quello che dovrebbe fare anche la nostra società: imparare a perdonare. E’ vero che, di fronte ad una figlia capace di uccidere la propria madre, la parola “perdono” suona alquanto stonata. Ma Erika è stata punita per questo. Ha pagato. Ed è stata curata.

Alla fine, e questo è bene non dimenticarlo, la società potrà anche non ritenere giusto che Erika torni libera, potrà non ritenere giusto che il nostro sistema giudiziario non sia così severo come vorrebbe, che permetta cure, studio, e quant’altro. Ma questa società andrà a dormire e farà sonni sereni; Erika, nonostante riacquisirà la sua libertà, non sarà mai libera dal pensiero di aver ucciso sua madre e suo fratello. Forse è questa la punizione peggiore, il convivere con due fantasmi che la perseguiteranno a vita.

 

 

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