..Perchè forse il colpevole è uno solo: la giustizia italiana.

Pubblicato il da psicologamilano

Giustizia è stata fatta o, perlomeno, così sembra. E, naturalmente, all'italiana.

 

Erano bastati 4 giorni di indagini per puntare il dito su Amanda e Raffaele, 4 giorni per urlare trionfalmente "Colpevoli!!". Erano certi, le prove schiaccianti: gli assassini di Meredith erano stati trovati e condannati.

Poi, la ribalta: "Scarcerati subito perchè il fatto non sussiste." 

Possibile che ci sia voluta l'attenzione della potente opinione pubblica americana? Insomma, pare che sia stato sufficiente avere tra gli imputati una cittadina americana, per far sì che la sentenza di secondo grado confutasse in toto quella di primo grado. Da totalmente e certamente colpevoli a totalmente e certamente innocenti.

 

E' mai possibile che in Italia ogni caso diventi un mistero irrisolvibile ed irrisolto? Oppure un episodio di evidente mala giustizia? I colpevoli certi fuori, gli incerti dentro, e le vittime, così, uccise due volte?

 

Oramai nel nostro paese è la norma.

 

La giustizia italiana non è capace neanche di risolvere gli omicidi ordinari, anche il delitto più banale diventa un caso, un mistero, un talk show.  E tutto finisce, immancabilmente, con le cineprese in tribunale ed il processo in diretta tv. Succede anche altrove, ma certamente la tv non prende il posto del tribunale e delle procure, non si sostituisce al sistema.

 

Qui siamo bravi a puntare il dito contro i paesi che hanno la pena di morte, siamo bravi a dargli contro, a criticarli: ma almeno in quei paesi non mettono in piedi processi indiziari, un giudice che sbaglia paga, anche perchè il capo delle procure è eletto dal popolo e gli risponde; danno alla difesa pari diritti, è sufficiente un ragionevole dubbio per non condannare, una volta che un uomo è stato dichiarato innocente non è più imputabile, e gli appelli valgono solo in caso di colpevolezza. Ed hanno una polizia scientifica impeccabile, non degli "imbratta-prove".

 

Grazie a tutto questo abbiamo tante vittime senza colpevoli. O con colpevoli su cui il ragionevole dubbio viene anche al cittadino comune.

 

Era veramente così difficile risolvere il caso della morte del piccolo Samuele a Cogne? Forse no, se la madre non fosse stata imparentata con un politico, forse no se la polizia scientifica non avesse visto troppi film polizieschi fantasticando, forse, che anche in un piccolo paesino di montagna qualcuno avesse creato una scena del crimine ad hoc per depistare le indagini e dando, quindi, poca rilevanza a ciò che l'oggettività di un'analisi esprime.

 

Sarebbe diventata un caso mediatico la morte di Chiara Poggi se non fosse stata uccisa il 13 agosto, quando le notizie scarseggiano e i giornali non sanno cosa scrivere? Anche lì, il dito è stato subito puntato sul fidanzato, tutto riconduceva a lui. O, perlomeno, così sembrava. Perchè anche in questo caso l'imputato è stato, successivamente, riconosciuto totalmente estraneo ai fatti.

 

E di Sarah Scazzi, ne vogliamo parlare? Indagini fatte a caso, prima era colpa dello zio, poi della cugina, aggiungiamo anche la madre ed il quadro si fa più simpatico. Adesso le colpevoli sono solo loro due, lo zio è fuori, nonostante continui ad urlare la sua colpevolezza. Ma, oramai, la giustizia italiana ha preso la sua decisione. Su quali basi, ancora non lo sappiamo.

 

E Yara Gambirasio? Hanno girato per giorni, hanno fatto mille ipotesi assurde, per arrivare a cosa? E' calata l'attenzione mediatica, e anche l'interesse della giustizia si è fermato.

 

Marta Russo? Qualcuno crede alla soluzione dei due assistenti colpevoli?

 

E Simonetta Cesaroni? Il fidanzato come unico colpevole, ma ripescato dopo 20 anni?

 

E Melania Rea?

 

Sicuramente la pressione mediatica mette in difficoltà polizia e magistratura, e sicuramente sarà difficile per un magistrato svolgere liberamente il suo lavoro quando è sotto i riflettori.

Ma l'eccessiva presenza mediatica è proprio cercata da loro. La tv ed i giornali fomentano il protagonismo dei giudici, che non si tirano indietro, a scapito del loro lavoro.

 

E, così, le vittime continuano a rimanere senza i loro colpevoli.

 

Meredith, Sarah, Yara, Chiara, Marta, Simonetta e tanti, ma tanti altri, vittime uccise due volte.

 

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